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calcio e farmaci!

calcio e farmaci!

una gran bella squadra la Fiorentina tra gli anni '60 e '70. Quella dell'ultimo scudetto viola e di una coppa Italia strappata al Milan d'un soffio. C'erano piedi buoni e corridori instancabili, fuoriclasse assoluti e portatori d'acqua. C'era Nello Saltutti, goleador di razza, morto d'infarto nel 2003 a 56 anni; c'era Ugo Ferrante, eroe dei Mondiali in Messico, ucciso da un tumore alle tonsille nel novembre 2004; c'era Giuseppe Longoni, terzino sinistro, ridotto su una sedia a rotelle per una vasculopatia cardiaca e morto nel marzo 2006 ; c'era Adriano Lombardi, paralizzato per il morbo di Gehrig e deceduto nel n ovembre 2007; c'era Massimo Mattolini, il portiere, ancora vivo grazie a un trapianto di reni; c'era Mimmo Caso, che poi ha avuto un tumore al fegato; e c'era il grande Giancarlo Antognoni, che che pochi anni fa è stato vicino alla morte per un'improvvisa crisi cardiaca, a 51 anni.

La Fiorentina tra i '60 e i '70. Ci giocava anche Bruno Beatrice detto 'il Mastino', centrocampista d'interdizione con fisico da Marcantonio e polmoni infiniti, uno che correva mille volte in difesa a recuperare e poi trascinava i compagni in avanti. Uno che gli allenatori volevano sempre in campo, anche quando lui non stava tanto bene e forse, chissà, anche per questo è morto ragazzo. Bruno è stato il primo di quel gruppo ad andarsene via. A soli 39 anni, dopo un'agonia di 30 mesi, con la bava alla bocca, le gengive sanguinanti, le gambe un tempo statuarie ridotte a grissini, pustole dappertutto e dolori lancinanti alle ossa che non se ne andavano via nemmeno con la morfina. E' morto in una notte di dicembre del 1987, gemendo disperato: "Che cosa mi hanno fatto, che cosa mi hanno fatto?". Aveva due bambini piccoli e una moglie bellissima di nome Gabriella.

Signora Beatrice, perché pensa che suo marito sia morto di doping?

"Quando Bruno si è ammalato io non sapevo neppure che cosa fosse il doping. Certo, mi stupiva il fatto che quando era in ritiro prima delle partite mi tenesse al telefono per tre quarti d'ora dicendo che tanto aveva tempo, si stava facendo delle flebo. Mi faceva impressione che avesse tre buchi viola a forma di triangolo sul braccio sinistro che non gli andavano mai via. E mi lasciava perplessa anche il fatto che dopo le partite restasse sveglio e agitatissimo per due giorni. Ma non avevo mai collegato queste stranezze alla sua malattia".

E poi? "Poi un giorno - Bruno era già morto da anni - per caso ho letto su un libro che i raggi Roentgen, in dosi eccessive, possono causare la leucemia. Per la precisione, la linfoblastica acuta, quella di Bruno". Suo marito aveva fatto i Roentgen? "Tutti i giorni, per tre mesi, nella primavera del '76. Aveva una pubalgia, non riusciva a finire una partita e la Fiorentina aveva bisogno di lui. Andò a Roma, da uno degli ortopedici più famosi d'Italia, il professor Lamberto Perugia. Che gli prescrisse 'riposo, impacchi caldi e umidi, elettroterapia e cauta massoterapia'. Ho qui ancora la sua lettera. Ha scritto anche: 'Solo dopo la completa scomparsa dei sintomi potrà riprendere progressiva-mente l'attività atletica'. Insomma, ci voleva tempo. Troppo tempo per la sua società". E quindi? "Quindi lo mandarono in un ospedale di Firenze, Villa Camerata. Il primario era un consigliere della Fiorentina, Inson Rosati. E lì iniziarono a fargli i raggi Roentgen. Volevano che fosse pronto per una partita importante del girone finale di coppa Italia. Era Sampdoria-Fiorentina, del 9 giugno 1976".

La giocò? "No. Perché poco prima del match Bruno ricevette la telefonata di un giornalista sportivo suo amico. Gli disse: 'Sai che ti hanno scaricato? A fine stagione ti vendono al Cesena'. Mio marito andò su tutte le furie e chiese spiegazioni a Carlo Mazzone, il suo allenatore. Litigarono, finirono alle mani. Alla fine Mazzone gli urlò: 'Tu sputerai sangue fino alla fine dei tuoi giorni!'. Mi vengono i brividi a pensarci, perché poi Bruno è morto proprio così". Per quale motivo l'avevano venduto? "Pensavano che fosse un cavallo zoppo, da riempire di raggi per il finale di stagione e da buttare subito dopo".

Poi ci andò, al Cesena? "Sì, fece diverse altre stagioni in giro e non ebbe sintomi del male fino al 1985. Era il 23 agosto. Bruno si era ritirato da poche settimane. Eravamo qui ad Arezzo quando lui sentì i primi dolori alle ossa del braccio sinistro. Poi anche a quello destro. Quindi alle gambe. Il volto gli divenne livido. Aveva freddo, anche se era estate. Gli diedero l'Orudis, un antireumatico. Dissero che forse era radicolite. Arrivarono altri sintomi: febbre cronica, sangue dalle gengive, puntini rossi sul volto. A novembre scoprirono la leucemia. Gli diedero pochi mesi di vita. Invece tenne duro per più di due anni: morì il 16 dicembre dell'87, tra dolori atroci. Con la schiuma alla bocca, lividi sul corpo, piaghe dappertutto. Era diventato l'ombra del calciatore che era stato. L'unica cosa che gli era rimasta di quegli anni erano i tre buchini viola sul braccio sinistro, che non gli erano mai andati via". Si può provare che suo marito è stato ucciso dal doping? "Tra i ragazzi della Fiorentina di quegli anni i morti e gli ammalati gravi sono un po' troppi. E i raggi Roentgen a Bruno li hanno fatti fare i dirigenti della Fiorentina perché guarisse in fretta dalla pubalgia. Tutte quelle flebo gliele imponevano i medici della società per farlo rendere di più. Non basta?".

Che cosa c'era dentro le flebo? "Bruno mi parlava del Cortex e del Micoren. Il primo è corteccia surrenale, aiuta a recuperare più in fretta dalla fatica. Il secondo è un cardiotonico, stimola il sistema nervoso centrale. All'epoca non erano vietati, ma chi glieli dava in quelle dosi sapeva benissimo che erano molto dannosi". C'è omertà da parte degli ex compagni di squadra di suo marito? "Prima di morire Nello Saltutti fece racconti terribili su quello che lui e i suoi compagni erano costretti a prendere. E anche altri ragazzi della Fiorentina di allora (come Galdiolo, Ferruccio Mazzola e Speggiorin) oggi confermano le parole di Nello. Ma naturalmente c'è anche chi, come De Sisti, continua a dire che si tratta soltanto di casi fortuiti. E sì che è stato molto male anche lui, qualche anno fa: ha avuto un ascesso frontale al cervello". E lei, signora? "Io vivo per dare giustizia a Bruno. Per far conoscere la sua storia. E perché nessun ragazzo muoia più come lui".

ARTICOLO TRATTO DA : http://www.storiedicalcio.altervista.org/beatrice_bruno.html

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