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ian thorpe rientra

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«Ho visto la piscina di Londra e capito che ne ho ancora voglia». Ma ora dovrà togliersi la muta

Quattro anni di «vita normale» sono abbastanza per uno che di normale non ha quasi nulla. Ian Thorpe si rimette a nuotare: ha iniziato a 5 anni, a 15 era già campione del mondo, a 23 aveva vinto tutto ed era stufo e a 28 è ormai ora di tornare indietro, alla sua dimensione.

Thorpedo ha cambiato la storia delle Olimpiadi perché era forte quanto Phelps e sapeva riderci su, ha accatastato medaglie, ha smosso gli sponsor, conquistato le donne (e non solo), mandato in crisi gli avversari che ha sempre amato stuzzicare e poi battere. È stato il protagonista della «Gara del secolo», titolo dato ai 200 metri stile libero andati in scena ai Giochi del 2004. Il meglio: i tempi più bassi, gli atleti più guardati oltre a un podio che mette ancora paura: Thorpe, van den Hoogenband, Phelps e giù è rimasto Hackett, solo il record del mondo dell'epoca. Dopo questa meraviglia si è spento. Annoiato, ha scoperto di aver passato l'adolescenza in vasca e ha deciso di godersi i soldi incassati. Ha girato il mondo, ha preso il sole, ha fatto tardi, ha bevuto e mangiato senza regole e si è lasciato fotografare in spiaggia con generose maniglie dell'amore e un sorriso beato. Appagato quanto basta, ma i fenomeni hanno bisogno di altro e qualche mese fa Thorpe si è trovato davanti alla realtà: lui con la normalità non c'entra nulla. Ha scelto di smettere consigliato da una psicologa che gli aveva diagnosticato uno «stress da allenamento» e ha deciso di rientrare deviato da una zaffata di cloro. Testimonial di svariati enti, si è fatto un giro per gli impianti olimpici di Londra 2012, commentava i lavori per la Bbc e la visita alla piscina lo ha incastrato: «Quando mi sono trovato lì, ho sentito di nuovo l'adrenalina, ho ricordato il sapore delle gare e capito che ne avevo ancora voglia». Non lo ha detto a nessuno, neanche ai genitori, ha inviato un sms al ct della nazionale australiana e non l'ha mai voluto incontrare. Riceveva tabelle via cellulare e cambiava spesso città e corsie per non farsi vedere troppo impegnato: «Mi sono detto: se riesco ad allenarmi tre giorni di fila vado avanti, poi tre settimane. Quando sono arrivato a tre mesi ho pensato si potesse fare». Ieri si è iscritto alle liste antidoping, il che significa che può essere controllato in qualsiasi momento e che tra nove mesi potrà iscriversi a una competizione ufficiale. Salta i Mondiali di Shanghai (in luglio) e passa direttamente alla prossima stagione, i trials australiani sono in programma a marzo 2012 e lì si capirà come sta davvero Thorpe. Non si ritroverà davanti solo Phelphs, ma Biedermann (che gli ha rubato l'ultimo record ai Mondiali di Roma 2009) Park, Lochte, Agnel, solo per stare ai 200 stile libero. L'obiettivo minimo sono le staffette, il sogno vero è iscriversi ai 100 e ai 200 sl, cioè combattere con i più giovani. E senza muta. Thorpe è stato il primo a infilarsi il costumone, allora era più un pigiamone, ancora in tessuto e non in poliuretano, però pur sempre un body che assecondava il galleggiamento. Oggi si nuota in braghette e Thorpedo avrà 29 anni a Londra 2012: «Non mi sono mosso a casaccio, so quanti grandi dello sport hanno fatto flop al rientro, solo che ho dovuto assecondare i miei desideri. Uno è rivivere le Olimpiadi, l'altro è impersonare James Bond e in alternativa suonare in una rock band. Nuotare mi è sembrata la scelta più semplice». Si è presentato pieno di propositi e sponsor, uno in particolare lo finanzierà per allenarsi ad Abu Dhabi, «si dirà: torna per soldi. Sarebbe impossibile faticare tanto per un assegno. Torno perché sono ancora giovane e in questi anni mi sono divertito tanto per cui sono fresco come quelli che sfiderò».

 

 

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